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Il Vivaro (Via de' Pepoli)


Il Vivaro (Via de' Pepoli)

A far ombra all’odierna via de' Pepoli svettava un tempo la torre medievale Castralasina, abbattuta assieme alle numerose sorelle disseminate nel cuore di Bologna.

Questo pittoresco vicolo, che collega piazza Santo Stefano con Strada Castiglione, è un luogo di grande interesse e origini remote. Anticamente era denominato infatti Vivaro, poiché il terreno apparteneva all’abbazia di Santo Stefano ed era destinato a pescheria o “ricetto d’acqua” per pesci di cui i benedettini facevano largo consumo dal momento che la loro regola gli proibiva di mangiar carne.

L’esistenza delle vasche, probabilmente intervallate ad orti coltivati, sembra essere confermata dal fatto che la zona attraversata dalla strada presenta al centro uno slargo a livello più basso rispetto alle vie Castiglione e Santo Stefano. L’acqua qui convogliata proveniva dal torrente Aposa o dal più vicino canale di Savena che correvano, paralleli a via Castiglione, a ovest di Palazzo Pepoli Vecchio.

Secondo la leggenda tramandata dagli autori antichi questa depressione fu creata da San Petronio che avrebbe levato la terra per costruire il rialzo su cui si eleva la chiesa di San Giovanni in Monte (rialzo che, come hanno confermato indagini moderne, risulta un accumulo di terreno di riporto, dunque di origine artificiale).

Nel corso della prima metà del XII secolo, con l’avanzare dell’urbanistica, i monaci benedettini fecero prosciugare e bonificare il Vivaro prospiciente la loro Abbazia. La crescente domanda di edifici nel suburbio di Bologna indusse i religiosi a trasformare questo luogo in terreno edificabile, economicamente molto più redditizio del vivaio di pesci.

Nell’arco di qualche decennio sorsero diverse case formando un piccolo borgo, detto “Borgo Vivaro”, che richiamò alcune tre le più facoltose famiglie cittadine, tra cui i Pepoli.

Accanto al palazzo Vecchio costruito per volontà di Taddeo Pepoli a partire dal 1344 i Pepoli acquistarono dunque diversi edifici, tra cui Casa Pepoli Bentivoglio, creando un vero e proprio quartiere urbano di loro proprietà che permise la coesistenza dei diversi rami della famiglia. Per questo il vicolo venne poi denominato sia Vivaro de’ Pepoli per la vicinanza al Palazzo Vecchio su via Castiglione sia Scuderie dei Pepoli perché parte degli stabili (alcuni adibiti a stalle) furono acquistati da esponenti della famiglia gentilizia bolognese.

In questo pittoresco vicolo sorge la casa dove nacque nel 1522 il celebre scienziato naturalista Ulisse Aldrovandi e dove, oltre due secoli dopo, abitò per qualche tempo il noto compositore Gaetano Donizzetti.

 

aldrovandi

 

doninzetti

pianta vivaro 02



via de pepoli 01



pianta vivaro 02


Il Vivaro de’ Pepoli nella pianta scenografica di Bologna di Filippo Gnudi dell’inizio del XVIII secolo.

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