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Casa Pepoli Bentivoglio


Casa Pepoli Bentivoglio

Arte+ ha sede nell’elegante edificio cinquecentesco, contrassegnato con l’antico numero 1326, che il conte Guido del fu Romeo Pepoli acquistò il 22 dicembre del 1501 da Albice Duglioli.

Guido apparteneva all’ottavo grado dell’albero genealogico della famiglia; fu il primo ad usare il titolo comitale e fu inoltre il nuovo “Propagatore” del casato al quale le frequenti e lunghe guerre avevano tolto ogni altra discendenza. Egli aveva sposato Bernardina, figlia del conte Ugo Rangoni di Modena, uno dei casati più prestigiosi di quella città: a questa unione, celebrata secondo le cronache antiche da una delle più belle feste di quei tempi, rimanda lo stemma più piccolo impresso sulla facciata riemerso, grazie ad un recente restauro, assieme al fregio di coronamento e allo stemma principale che campeggia sopra il portale.

In quest’ultimo lo scudo è diviso in quattro partiture, composte dalle armi delle due più importanti famiglie bolognesi dell’epoca delle signorie, i Pepoli (scacchiera bianca e nera) e i Bentivoglio (sega rossa con sette denti in campo d’oro); esso è sovrastato dal cimiero col cigno ed è incorniciato da un grande cerchio con lo scacchiere dei Pepoli che ritroviamo all’apice del prospetto, quasi a contatto con le strutture lignee del coperto.

Questa preziosa decorazione ad affresco fu fatta dipingere poco dopo il 1501 dal conte Guido che volle celebrare i fasti e la storia del suo casato: sua madre Elisabetta era infatti una Bentivoglio (figlia di Anton Galeazzo e sorella di Annibale Bentivoglio) e si era sposata con Romeo Pepoli nel maggio del 1438.

Non dobbiamo dimenticare che più tardi, nel 1459, Sante Bentivoglio, figlio di Ercole (fratello di Anton Galeazzo), aveva fatto rientrare a Bologna i Pepoli dopo un periodo di esilio, rinsaldando così la fazione bentivolesca.

Il grande stemma sulla facciata e gli altri decori ad affresco restarono in luce pochi anni poiché dovettero seguire il destino dei Bentivoglio, costretti a lasciare la città nel 1506 per ordine di papa Giulio II. Uno dei primi editti del nuovo governo prevedeva infatti che fossero cancellate tutte le imprese bentivolesche con la sega rossa in campo d’oro; per questo, con tutta probabilità, i Pepoli occultarono immediatamente i decori ad affresco che da poco erano stati dipinti nel vicolo.

Come documenta lo schizzo topografico tracciato dallo storiografo locale Giuseppe Guidicini nel corso del Settecento la casa divenne di proprietà del conte Sicinio Pepoli, figura di primo piano del mondo artistico locale, noto soprattutto per aver intrattenuto un fitto carteggio con uno dei più celebri cantanti di tutti i tempi, Carlo Broschi detto il Farinelli.

 

 

 

Bibliografia di riferimento:

F. Giordano, Gli affreschi nel Viario de’ Pepoli. La celebrazione del casato, in “Strenna storica bolognese”, XLVIII, 1998, pp. 241-258

Facciata di casa Pepoli Bentivoglio

Blasone dei Bentivoglio

Blasone dei Pepoli

pianta vivaro 01

Tratto da Gli schizzi topografici originali di Giuseppe Guidicini per le cose notabili della città di Bologna, a cura di M. Fanti, Bologna, 2000, p. 290, n. 415

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